OAK STREET BOOTMAKERS

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Quando George Vlagos frequentava ancora le scuole medie, il padre, un calzolaio proveniente dalla Grecia, ogni sabato lo portava in bottega per lucidare le scarpe in consegna; il suo intento primario era di far comprendere al figlio quanto il lavoro manuale fosse faticoso, cercando al contempo di spronarlo a conseguire un buon titolo di studio e trovare una professione differente. Be’, alla fine ebbe l’effetto contrario. George ha comunque viaggiato all’estero per studiare l’inglese, ha ottenuto anche una laurea ma, in fin dei conti, il lavoro che gli ha permesso di comprarsi un ‘bel paio di scarpe’ lo ha riportato all’azienda familiare – spinto anche dal pensiero di quanto fosse difficile trovare un paio di calzature di qualità.

Vlagos non aveva aspettative molto particolari o inarrivabili, l’idea era quella di una scarpa prodotta in America, in fior di cuoio, che si potesse acquistare a un prezzo ragionevole; e rimase colpito nell’accorgersi di come realtà con queste tre semplici prerogative (all’ordine del giorno venti-trent’anni fa) stessero pian piano scomparendo. Tornato dai viaggi di studio, George cominciò un vero e proprio apprendistato nel negozio del padre, con cui imparò il mestiere di creare scarpe fatte a mano con materiali di prima qualità e tecniche d’epoca – che sarebbero senza dubbio durate nel tempo.

Inoltre, durante i molteplici anni di attività, il padre di George si rese conto giorno per giorno del cambiamento che stava avvenendo all’interno del proprio settore, soprattutto per la riparazione delle calzature: molte di quelle erano prodotte in finta pelle di scarsa qualità, che non era possibile risuolare, oppure montavano una suola in gomma prestampata che non poteva essere sistemata. Anche questo input spinse fortemente George a voler creare le stesse scarpe che cercava per se stesso: trovò un produttore di calzature nel Maine che (nel migliore dei modi) potesse cucire a mano i suoi design – secondo la propria opinione, infatti, l’ultima zona in America dove si possono tuttora trovare artigiani davvero capaci di cucire la pelle è proprio lo stato del Maine.

Ogni scarpa e boot della Oak Street viene creato secondo i più alti standard di produzione da persone con più di vent’anni di esperienza nel campo, per realizzare calzature tanto resistenti quanto confortevoli; per alti standard s’intende anche il pellame dell’azienda Horween di Chicago, una delle concerie più storiche di tutta l’America. Ogni singola scarpa prodotta alla Oak Street è realizzata con la rinomata pelle ‘Chromexcel’ (punta di diamante dell’azienda), che deve subire ottantanove passaggi separati per un periodo totale di ventotto giorni prima di essere utilizzata. Un procedimento che da cent’anni è praticamente rimasto invariato, con gli stessi processi a base naturale che rendono questo pellame uno dei migliori disponibili sul mercato. Con questi punti cardine ben precisi per l’avvio della produzione, il 31 agosto del 2010 George lancia la Oak Street Bootmakers, senza nessuna strategia di marketing, ma con un semplice post sul blog dell’amico James Wilson; a detta dello stesso fondatore del brand: “Quando ho googlato ‘OSB’ la prima volta non c’era niente online, non compariva neppure il nostro sito internet; poi nel giro di ventiquattr’ore siti e blog di molteplici paesi parlavano di Oak Street, e a fine giornata avevo già venduto tutte le scarpe che avevo prodotto”.

Ad oggi il brand Oak Street Bootmakers sta riscuotendo un forte successo grazie a due movimenti che hanno preso piede in questi anni: la popolarità crescente dei siti e blog dedicati al fashion e soprattutto il forte ritorno nella moda americana dell’idea di spendere un quantitativo maggiore di denaro per un prodotto qualitativamente superiore (che invecchi con personalità). Senza dimenticare che i modelli creati da George mostrano un look in pieno stile Americana… rivisitazioni moderne delle classiche silhouette come penny loafer, boot e scarpe da barca.