PAUL THOMPSON – JACK & JONES VINTAGE CLOTHING’S DESIGN MANAGER

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Ciao Paul, puoi fare una breve presentazione di te ai lettori di Denim Boulevrad?

Con piacere, sono Paul Thompson – vengo da Middlesbrough, una piccola cittadina industriale del Nord Est Inghilterra – e sono Design Manager della linea Vintage Clothing by Jack & Jones. Da ragazzo decisi di studiare fashion-design e approdai all’Università di Nottingham, ma a metà del secondo anno mi resi conto che la moda classica non era la mia strada. Arrivato quasi al punto di mollare, si presentò l’occasione di un corso sul denim: capii fin da subito cosa volevo fare nella vita. Nello stesso periodo iniziai a lavorare in un negozio di abbigliamento vintage, e anche lì m’innamorai in breve tempo; la storia dietro a ogni capo, la funzionalità di ciascuno di loro, la maniera in cui erano invecchiati in base all’utilizzo della persona che lo indossava… un’esperienza che senza dubbio influì molto sul mio percorso.

 

Raccontaci un po’ del tuo background fino all’arrivo da Jack & Jones, questi vent’anni d’esperienza nel mondo denim-vintage.

Dopo l’università cominciai a lavorare in Diesel come Direttore del Design per la linea 55DSL, se non ricordo male dal ‘96 fino al 2001; in seguito mi trasferii a New York dove continuai a lavorare con Diesel, e successivamente come consulente per le collezioni denim uomo per l’Europa di Mavi Jeans e Analog (mentre portavo avanti anche diverse collaborazioni con CK Jeans)… Ci fu un periodo in cui con mia moglie provai a lanciare un brand tutto nostro – Bread – ma nonostante in tre stagioni guadagnammo la fiducia di notevoli negozi in USA, UK e Giappone, capimmo in breve tempo che il commerciale non era il nostro mestiere. Poi, intorno al 2002, periodo in cui si riscontrò un boom sul denim e il tessuto era diventato introvabile, ci siamo trasferiti in Belgio dove per due anni mi sono alternato fra la consulenza per la linea maschile jeans di Wrangler e il branding per Levi’s Europe. Finalmente, a distanza di qualche anno, dopo aver passato saltuariamente diverso tempo in Italia per le mie consulenze, ci siamo trasferiti in questo fantastico paese perché mi avevano preso in Replay, dove per otto anni ho ricoperto la posizione di Design Director della parte uomo. Infine arrivò la famosa offerta di Jack & Jones, dove lavoro con grande soddisfazione da ormai tre anni.


 

Cosa significa essere Design Manager di Jack & Jones Vintage Clothing?

Mi trovo molto bene, c’è una mentalità completamente diversa rispetto alle altre aziende in cui ho lavorato, focalizzata sul ‘value for money’; cioè donare al capo un valore più alto di quello che il suo prezzo volutamente competitivo potrebbe far percepire al cliente. Tutto ciò non implica che qualità e concept vengano tralasciati, per Vintage Clothing partiamo sempre da un riferimento culturale, quindi un’epoca o un particolare look, oppure un singolo pezzo storico: cultura surf-skate anni ‘70, punk o military (utility garments, quelli che preferisco per gli accorgimenti funzionali), cercando di rinnovare e adattare il gusto e il fit per essere attuali.

Dove trai ispirazione per disegnare nuovi capi ogni collezione? C’è anche qualcuno da cui prendi spunto o che ti dà input per il design?

La linfa vitale per l’ispirazione sono i viaggi a Los Angeles, Tokyo e Londra durante i quali facciamo molta ricerca… dopo vent’anni in giro alle volte faccio fatica a trovare ‘nuovi’ capi vintage, ma se si scava in profondità si scova sempre un pezzo mai visto prima. Mi faccio anche influenzare da sottoculture e movimenti culturali molto legati al mondo della musica, la maggior parte vicini a vecchie generazioni perché in passato cambiavano realmente le attitudini e il look della gente, mentre oggi sono solo mode veloci e passeggere. Prendo spunto anche da persone differenti in momenti diversi, cercando sempre nella vita privata di stare con gente estranea al mio ambito lavorativo; amici che sono barman, tatuatori, operai nella metallurgia o nell’ambito portuale, anche loro mi trasmettono molto. Infine i pezzi classici senza tempo dell’abbigliamento, capi iconici che hanno fatto la storia rappresentano un forte input; possiamo re-inventarli o modificarli con nuovi tessuti o nuovi fit, cercando sempre di mantenere le giuste proporzioni per non stravolgere quella sensazione di autenticità.

Quali sono i tessuti su cui preferisci lavorare?

Per quanto riguardo i tessuti noi di Jack & Jones dobbiamo essere realistici… personalmente adoro materiali veri, forti – per il denim cimosati belli rigidi – ma dobbiamo anche renderci conto che la maggior parte della gente è abituata al comfort; siamo molto attenti e sempre alla ricerca delle innovazioni nel mondo tessile, come tessuti stretch, tecnologie e accorgimenti lontani dal mondo vintage ma che soddisfano le esigenze della maggior parte del pubblico.

Che strada sta prendendo il mondo del denim negli ultimi anni?

A mio parere stanno tornando un po’ i tessuti più rigidi, con un carattere più autentico, magari più leggeri e un po’ più aperti nelle fibre per un maggior comfort… diciamo un look più autentico con un tocco ‘ammorbidito’. Anche per le vestibilità c’è un ritorno ai fit più regular o carotato – uno spostamento netto dallo skinny che abbiamo visto negli ultimi anni. Per quanto riguarda i trattamenti e le sfumature possiamo dire che stiamo tornando a look più vintage con toni medi (lavaggi che non esasperano il colore iniziale del tessuto).


Come devono essere i jeans di Paul Thompson?

Per uno che lavora in questo ambiente mi sento a mio agio solo quando indosso raw-denim non lavati: voglio che i miei jeans invecchino e prendano la forma del mio corpo, perciò solitamente vesto Royal Denim Division 13-14 oz. cimosati. Devo dire che ultimamente ho provato anche dei modelli stretch ed è davvero difficile tornare ai selvedge belli tosti. Vista la mia corporatura robusta ho bisogno di regular-fit o anti-fit per essere comodo, nessuno sarebbe più ridicolo di me con uno skinny!

Mentre il fiore all’occhiello di Jack & Jones nell’ambito denim è sicuramente RDD, puoi parlarcene?

L’idea nasce dal mostrare alle persone che Jack & Jones riesce a fare dei capi d’alto livello: tessuti cimosati giapponesi o italiani (tipo quelli di Kuroki e Candiani), trattamenti fatti nelle migliori lavanderie d’Italia, confezione italiana… infatti tutto il progetto Royal Denim Division è sviluppato nel Bel Paese. Stiamo prendendo una piega molto ‘autentica’ con questa collezione, anche perché chi compra e cerca una simile tipologia di indumenti è senza dubbio un cliente molto informato e appassionato di jeans, quindi i materiali e i dettagli devono essere perfetti.

Qual è il futuro del denim? Dove si sta muovendo…

Se lo sapessi sarei ricco… A parte gli scherzi, per tessuti, lavaggi e tecnologia sicuramente ci si muove verso l’eco-sostenibile; il mondo denim è cambiato negli ultimi tempi, ci sono molti meno sprechi fortunatamente, si sta tornando a fit e volumi più larghi, autentici – anche per tessuti rigidi ma con fibre più ‘aperte’ per un maggior comfort.

Quali sono le tue passioni al di fuori della tua professione?

Adoro guidare ogni tipo di motocicletta, non sono fortemente legato a un’esperienza di guida in particolare o gruppo culturale (non sono un Harley-head anche se ne ho un paio)… se devo esprimere una preferenza mi stimolano specialmente le vecchie moto, più semplici di quelle odierne ma con molto più carattere. Ho poco tempo libero con il lavoro che faccio, e anche la strada per arrivare a un meeting di lavoro è un piacere! Altra passione è sicuramente il tatuaggio, mi affascina il vecchio stile tradizionale e se devo tatuarmi i miei artisti preferiti sono Joe Dynamite di Glory Bound ad Antwerp e Bailey Hunter Robinson a New York. Colleziono opere d’arte vecchie e nuove da tutto il mondo – recentemente ho comprato alcune tele dell’artista inglese Sophia Rose (tattoo e gipsy-style) e una zanna di tricheco delicatamente intarsiata da un cacciatore. Infine altro interesse da menzionare sicuramente la musica, tutto ciò che considero ‘reale’: dal folk di Woody Guthrie, Gillian Welsh e Bob Dylan fino al punk dei The Buzzcocks, Iggy Pop, gli Stooges e i Ramones; anche l’hip-hop di Ice Cube, Snoop Dogg e tutto ciò che si trova nel mezzo, i Led Zeppelin, Jimi Hendrix, The Rolling Stones, RL Burnside e la lista va avanti, l’importante è che siano veri!

Cosa rappresenta Bestseller nel mondo del denim?

Possiamo dire realmente ‘value for money’ – un prodotto d’alto livello in termini di qualità, ma con un prezzo competitivo che si rivolge a tutti, oltre a essere molto veloci ed efficienti al massimo… in tre parole: qualità, prezzo competitivo, velocità.