LEWIS LEATHERS | THE OLDEST MOTORCYCLE CLOTHING BRAND IN UK FROM 1892

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PUOI RACCONTARCI IN POCHE PAROLE IL TUO BACKGROUND PRIMA DI LEWIS LEATHERS E COME SEI ENTRATO IN CONTATTO CON QUESTO STORICO BRAND?

Non ero un motociclista – non ero neanche nell’ambiente fashion – ho fatto varie cose nel mio percorso, prima di lavorare in Lewis Leathers creavo t-shirt che vendevo in un negozio a Portobello Road, ho anche fatto ricerca per svariate aziende… ma son sempre stato affascinato dalle subculture Brit, infatti da ragazzo ero un punk-rocker; questa è la vera connessione! Son abbastanza vecchio da ricordare i mod e rocker dei ’60 – vedevo tutti quei ragazzi che indossavano giacche in pelle e per me era davvero eccitante; in effetti già negli anni ’60 conoscevo le jkt LL, le pubblicità erano pure su molte riviste (recentemente ne ho trovata una su un Jazz Music Magazine del ’62), poi le vedevo addosso ai giovani in moto e pensavo “Quelle devono essere per forza Lewis Leathers!” – perché chiaramente all’epoca era l’unico brand di giacche in pelle che conoscevamo… circa dieci anni dopo, da teenager, m’ero innamorato di Sex Pistols e The Clash, mi ricordo che proprio i The Clash con le jkt LL mi facevan pensare: “Wow queste sono ‘vere’ giacche in pelle, non quelle fashion prodotte da designer, che gli artisti erano soliti indossare!” – erano quelle il vero street clothing dei bei vecchi tempi, oltre ad avere una profonda storia e heritage. Finalmente, verso fine ’70, circa ventenne comprai la mia prima Lewis, ma non ho avuto contatto diretto con l’azienda fino al ’91, allora lavoravo per un brand giapponese che trattava indumenti rock – quindi giacche per i mod, punk e skinhead ecc – e mi chiesero di procurargli giacche di pelle inglesi. Per me in quest’ambiente (non solo per la connessione col punk) le migliori giacche sono Lewis Leathers, ma in fretta notai che a cavallo degli ’80 – ’90 le loro qualità e caratteristiche eran cambiate – tipo la fodera interna nera in nylon al posto del morbido tessuto rosso, anche il labeling era un po’ diverso dall’originale – cose che avevo notato poiché indossavo e lavoravo molto col vintage… d’altro canto, vista la mia esperienza col Giappone, mi accorsi che svariate aziende nipponiche di denim replicavano con cura maniacale i vecchi modelli di jeans Levi’s, Lee ecc. Il che mi fece riflettere molto, tanto da spingermi a proporre la stessa attitudine direttamente al vecchio proprietario di Lewis Leathers e convincerlo che si potevano vendere molte più giacche – specie in Giappone – riscoprendo i dettagli dei classici modelli fino ai ’70. E lui fu subito interessato! Quindi tornai al mercato di Portobello Road, là ai tempi potevo acquistare per 15-25 sterline delle vecchie jkt LL notevoli – dalla zip e altri dettagli ne determinavo più o meno il periodo; comunque ho scelto gli stili che m’interessavano e li ho passati a un modellista, questi nuovi modelli li ho mandati a Lewis Leathers, insieme alle etichette e fodere rifatte ad hoc ed è così che è nato il nuovo range… Giorno dopo giorno mi ritrovai a essere un collezionista e la mia esperienza cresceva più mi appassionavo, per me era davvero fantastico mi divertivo tantissimo! Infine, nel 2003, dopo un lungo periodo a seguire e lavorare a stretto contatto con la produzione, acquistai la Lewis Leathers da Richard Lion – il proprietario prima di me.

NELL’IMMAGINARIO DI TUTTI LEWIS LEATHERS È UN BRAND MOTORCYCLE – IN CHE MODO SI È CREATO QUESTO FORTE LEGAME?

All’inizio della propria storia, D. Lewis (nome del fondatore e primo nome dell’azienda dal 1892) vendeva abbigliamento sartoriale come abiti e cappotti classici da uomo, ma la via in cui si trovava – Great Portland Street – era da molto tempo uno dei fulcri della fashion industry, e le aziende che vi risiedevano realizzavano prodotti che poi vendevano nella vicina Oxford Street e nel centro di Londra. Durante la WWI quell’area stava vivendo un forte cambiamento, infatti diversi showroom di macchine e moto si spostarono lì pian pano – portando con sé un gran numero di motociclisti e appassionati di macchine, e così la D. Lewis si adattò alle differenti richieste da parte dei clienti che stavano arrivando in zona, spostando la produzione verso indumenti più caldi e adatti a motociclisti e automobilisti… direzione che si accentuò (soprattutto per le due ruote) dopo la WWI. Infatti nel 1926 realizzammo il primo completo per le competizioni in moto, prima ci si concentrava maggiormente su indumenti come giacconi in pelle e caschi per piloti e aviatori. Durante la WWII abbiamo rifornito la RAF – ma anche i TT Racers e specialmente i corridori Speedway; attività che prese piede in quel momento poiché distoglieva l’attenzione delle persone dalle reali problematiche della guerra. Un altro aspetto che diede una forte spinta all’azienda in quegli anni del dopoguerra fu il problema del carburante: infatti era possibile acquistarne un quantitativo limitato a settimana e, visto il minore consumo di una motocicletta rispetto a una macchina, ci fu un boom per le due ruote – quindi pure per la produzione del relativo abbigliamento – D. Lewis già aveva un sacco di esperienza nel campo e si preparò a espandere la produzione!

 

POSSIAMO QUINDI DIRE CHE GLI ANNI VERSO LA METÀ DEI ’50 SONO STATI FRA I PIÙ IMPORTANTI PER L’AZIENDA?

Decisamente! In quel periodo il brand notò la propensione dei teenager nel voler indossare qualcosa di più nuovo e alla moda rispetto ai must della loro generazione,
in precedenza i giovani motociclisti spesso indossavano abbigliamento ex-WWII come flying jacket e boots – è stato allora, nel ’55-’56, che uscì la nostra prima giacca di pelle nera con fodera rossa: la Bronx jacket – il nome del brand Lewis Leathers fece ufficialmente il suo debutto nel 1960 (fino ad allora era tutto marchiato D. Lewis ltd e Aviakit). L’azienda iniziò a realizzare più abbigliamento casual, differenti modelli di capispalla e boots, capi per soddisfare i gusti moderni dei giovani quando aveva preso piede il trend post-bellico dei teenager. Riesaminando i vecchi cataloghi è chiaro che i prodotti LL fatti durante i ’60 e la maggior parte dei ’70 sono stati cruciali e momenti davvero positivi per il brand.

 

QUALI SONO I MODELLI PIÙ IMPORTANTI NELL’EVOLUZIONE STORICA DI LEWIS LEATHERS?

Penso che in primis dobbiamo tornare circa al 1920-30, con uno dei primi modelli prodotti: l’Universal Racer Jacket, con chiusura a zip frontale e bottoni, oltre al colletto alla coreana. Dallo stesso periodo va menzionata la 702, una giacca con zip diagonale e D-pocket funzionale (per le mappe) che rappresenta la genesi dell’intramontabile Bronx – un modello anni ’50 che divenne il cavallo di battaglia dei Ton Up Boys e Rockers. La successiva davvero rilevante è la Lightning, con quattro tasche a zip – due orizzontali e due verticali sul petto – in aggiunta alle quattro cintole in vita, posizionate sui fianchi così da non graffiare il serbatoio delle moto piegandocisi in modalità TT riding. Il Lightning è forse il modello di giacca più rappresentativo di Lewis Leathers – visto oggigiorno come l’iconica motorcycle jacket inglese – per arrivare infine alla mia preferita, la Dominator Jacket; silhouette nata verso gli anni ’60 con due tasche orizzontali sul petto, spessa zip e fodera rossa che ha avuto enorme successo anche grazie a Sid Vicious, il bassista dei Sex Pistols che ne indossava una a metà degli anni ’70. A concludere dobbiamo ricordare pure la Cyclone, la Super Phantom e la Sportsman – pezzi di fine anni ’70 che, insieme a tutti quelli citati in precedenza, sono i modelli chiave Lewis Leathers prodotti e popolari ancora oggi!

QUALI SONO I PIÙ NOTEVOLI PERSONAGGI DELLA SCENA MUSICALE CHE NELLA STORIA HANNO INDOSSATO LE GIACCHE LEWIS LEATHERS?

Verso la fine degli anni ’60 e negli anni ’70 senza dubbio Sid Vicious dei Sex Pistols, tutta la band dei The Clash, Rat Scabies e Brian James dei Damned, Viv Albertine dei The Slits e molti altri in quel periodo – ma anche al giorno d’oggi ci sono delle star come Pharrell Williams, gli Arctic Monkeys e Iggy Pop che indossano le nostre giacche!

PERCHÉ LEWIS LEATHERS ERA COSÌ VITALE PER LE SOTTOCULTURE INGLESI?

L’azienda Lewis è stata scaltra nel marketing e nell’anticipare i tempi, e anche se il range principale di giacche e abbigliamento era destinato ai motociclisti le pubblicità si trovavano su riviste destinate ai fan della musica e su giornali e stampa popolare. Per cui anche molte altre persone conoscevano i vestiti Lewis Leathers e li associavano sia allo stile che al motociclismo. Comunque, il look della maggior parte delle nostre jacket aveva uno stile da biker, trattandosi di un capo che incarnava un certo senso del pericolo e di cui molti giovani (sia che guidassero due o quattro ruote) subivano il fascino durante i ’50 e ’60.

PUOI SPIEGARCI LA CONTAMINAZIONE FRA GLI STILI DI GIACCHE IN PELLE AMERICANE E INGLESI?

È una domanda molto interessante poiché a mio parere diversi elementi delle giacche americane esistevano già qui in Inghilterra forse prima ancora che in USA – per esempio mi trovavo a chiacchierare con Rin Tanaka, che come sapete ha chiaramente studiato molto a fondo le giacche in pelle vintage, e a proposito della D-pocket (la tipica tasca a forma di lettera D) mi spiegava che nelle giacche americane serviva per tenerci la pistola e che il tipo più antico di quella giacca in suo possesso è degli anni ’30 – e io gli ho risposto che ne ho una inglese di D. Lewis degli anni ’20, e che quella tasca era stata ideata per contenere una mappa! Un fattore che ha fortemente contribuito alla contaminazione fra stile americano e inglese è la WWII, sicuramente a quei tempi molti centauri, soldati in moto e piloti di aerei avevano base in Inghilterra, ed è molto probabile che lì comprassero giacche per poi riportarle negli USA – incrementando così la fusione dei diversi design. Anche il mondo del motociclismo è sempre stato terreno fertile in cui si incrociavano l’American e British style: Steve McQueen nei primi anni ’60 venne in Inghilterra per girare dei film, e comprò una delle nostre Universal Racer Jacket e un paio di calzoni in pelle che portava in sella alla sua moto – quando venne in UK prima della ISDT Race del 1964 passò in Lewis Leather e comprò diversi indumenti, mascherine, caschi e altri accessori per tutta la squadra americana! Ma pure le persone che erano semplicemente in viaggio in America, Europa o Inghilterra, comprese quelle che lavoravano nell’abbigliamento biker, avranno comprato dei capi durante i loro spostamenti per poi ritornare oltreoceano, aumentando a loro volta la fusione fra i due look!

PUOI DIRCI DI PIÙ IN MERITO AL PERIODO IN CUI PRODUCEVATE FLYING GEAR GARMENT?

Producevamo abbigliamento per il volo già negli anni ’20, come immaginerete era legato a delle persone facoltose che potevano permettersi un aeroplano, quindi era un buon mercato già all’epoca per l’azienda; poi quando scoppiò la WWII, quelli in grado di pilotare un aereo venivano automaticamente arruolati nell’Air Force inglese – ma facendo parte delle famiglie dell’alta società era loro concesso di portare anche indumenti civili, poiché alle volte quelli forniti dallo stato non avevano la taglia giusta, così spesso si facevano riprodurre il modello di giacca o di boots militari da noi o da altri artigiani. Pure le nostre classiche tute bianche da aeronautica sono state un prodotto molto venduto in quel periodo, specialmente per coprire le uniformi ufficiali RAF; ma devo dire che venivano usate anche dagli appassionati di corse con le auto d’epoca, un membro del famoso club dei Brooklands Boys ne portava una!

QUAL È IL DETTAGLIO CHE A COLPO D’OCCHIO TI FA RICONOSCERE UNA GIACCA LEWIS LEATHERS?

Per me è sempre stata la tasca a zip sulla manica, un dettaglio che è sempre stato esclusivo delle giacche LL; a metà dei ’70 vidi una foto del chitarrista dei Clash e riconobbi subito che la giacca era della Lewis Leathers proprio da quella tasca a zip sulla manica! Sfortunatamente oggigiorno molte aziende si ispirano alle nostre produzioni e copiano questi, ma è ancora facile riconoscere un’originale LL. Specialmente se si osservano da vicino il taglio nel design, il fit sartoriale della giacca e anche la curvatura delle maniche (tipiche dell’abbigliamento da moto) – sono particolari inconfondibili per me che rendono le giacche Lewis Leathers diverse da tutte le altre. Ecco perché così tante persone (in passato e ai giorni nostri) come le star della musica, amanti di un certo abbigliamento e motociclisti si son affezionati alle nostre giacche!

 

QUANTI PEZZI LEWIS LEATHERS POSSIEDI NELLA TUA COLLEZIONE PERSONALE E QUAL È IL MIGLIORE?

Se prendiamo in considerazione non solo l’abbigliamento ma anche mascherine, guanti, boots, sono circa 400-500 pezzi – davvero molti, no? Comunque penso che uno dei miei migliori pezzi sia la giacca 702 con la D-pocket degli anni ’20 che ho menzionato prima; direi che oggi sto cercando di trovare capi che non compaiono nei nostri cataloghi – di cui ovviamente non conosciamo il nome – look mai visti prima, e anche quei modelli e accessori più antichi come la Universal Racer, o proprio i vecchi cataloghi dell’azienda. Questi sono gli articoli che continuo a cercare avidamente!

CONCLUDIAMO CON I PIANI FUTURI PER LEWIS LEATHERS – SAPPIAMO DEL LIBRO CHE STAI REALIZZANDO CON RIN TANAKA, OLTRE A QUESTO CI SONO ALTRI PROGETTI IN PROGRAMMA?

Doveva essere pronto per la fine del 2015, ma uscirà senza dubbio durante quest’anno; non vedo l’ora sia ultimato perché Rin ha fotografato la maggior parte della mia collezione vintage, ci abbiamo lavorato a lungo… i miei 25 anni di ricerca e tutta la storia di Lewis Leathers saranno l’argomento predominante di questo volume! Oltre al libro credo che la produzione di giacche in pelle rimarrà la strada principale da percorrere, e io continuerò la mia ricerca circa l’heritage dell’azienda;
vorrei anche incrementare il nostro range di prodotti ma siamo un piccolo team e abbiamo un approccio graduale in ogni cosa che facciamo, visto che siamo una squadra ridotta i progressi possono sembrare lenti, ma non si sa mai cosa ci riserva il futuro – probabilmente vi stupiremo!