‘PANINARO STYLE IN MILANO’

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Tre decenni sono ormai passati dalla nascita di una delle mode più importanti della storia italiana, i ‘Paninari’, un fenomeno nato a Milano ma noto su scala globale che da sub-cultura giovanile s’è trasformato nel modello di vita, stile e atteggiamento – pure consumistico – di una generazione ricca dei propri slang e look.

Milano, anni ’80.

Una compagnia di ragazzi si ritrova tutti i giorni al bar Panino di piazza Liberty, dietro San Babila; li accomuna la gioia di vivere, la passione per lo stile e la voglia di essere alla moda per poi poter ‘cuccare’ le ragazze. Giovani con poca voglia di studiare e qualche soldo in tasca provenienti da famiglie di solito benestanti battono i negozi del centro alla ricerca di capi e look per poter apparire ed essere riconoscibili nella massa – senza risultare indigesti ai genitori. La generazione precedente – quella degli anni ’70 – aveva completamente disgregato i movimenti giovanili e adolescenziali coi suoi contrasti e la violenza politica mixata alla diffusione di droghe, e con la caduta delle ideologie la nuova tendenza diventa ribaltare le concezioni più proletarie degli anni della contestazione e seguire il boom economico e le nuove icone americane. Un folto gruppo incomincia a farsi riconoscere e confrontarsi con la vita di strada grazie all’arma più usata da tutte le contro o sotto-culture che fino a quegli anni avevano influenzato i giovani alternativi del centro di Milano (da San Babila a via Torino e Colonne di San Lorenzo): il look! Citiamo Dark e New Wave, Rockabilly e Rocker, i Metallari del negozio Transex, gli Skin di piazza Mercanti, i Punk di Ticinese e i China vari. Nasce così nella prima metà degli ’80s una moda giovanile in controtendenza – influenzata invece dalle marche e dalle griffe perlopiù americane. Icone assolute di questo periodo sono le scarpe Timberland: anfibi, polacchini e modelli da vela sono in assoluto i tre primi e unici simboli per essere definito un ‘gallo’ ed essere degno del rispetto della ‘cumpa’. Tra un panino e l’altro, visto che i soldi son pochi a causa della spesa per queste scarpe (che costavano molto), il resto va proprio nelle casse del bar Panino – quello che battezza la compagnia di ragazzi e ragazze come…’Paninari’! Trent’anni dopo possiamo ancora apprezzare questo stile e questa voglia di differenziarsi e crearsi una sorta di divisa o uniforme per potersi far riconoscere, in un mondo che era privo di telefoni cellulari o social network e la comunicazione non offriva molto ai giovani… quindi da fumetti e video musicali nasceva qualcosa che era visto al limite tra una stupida gang giovanile e un fenomeno aggregativo e trascinante. È un misto di tutto ciò che ha il pregio di aver scatenato e divertito molti ragazzi tra bar, discoteche e negozi di quegli anni, comprese alcune ‘storie tese’. Passiamo a uno status-symbol non secondo alle mitiche ‘Timba’, indossate su calze Burlington; dalle piste da sci arriva un giubbotto che sostituisce il bomber più comunemente indossato dai ragazzi del gruppo, spesso al contrario mostrando la parte arancione e di solito sopra a una denim-jkt Levi’s con sherpa bianco all’interno… parliamo del Moncler – modello Grenoble – piumino simbolo dei Paninari che insieme a cappello col pon-pon e jeans Armani (per molti pure una cintura El Charro) diventa così un riferimento di stile per moltissimi adolescenti. Vari negozi importanti nascono proprio grazie a questa nuova moda, citiamo il più significativo, Disegni, dietro Corso Vittorio Emanuele, vetrina illustre per i ‘nuovi galli’ che vogliono avere il ‘look giusto’… ma non dimentichiamo MC Dill’s e Yankee. C’è poi Primavera (sempre zona San Babila) per i jeans Rifle e Americanino, oppure il famoso negozio Fiorucci così come quello Stone Island. Le ragazze arricchiscono il tutto con borse, patch e cerchietti Naj-Oleari dai colori pastello di felpe Best Company e cerate da vela Henry Lloyd. Un boom incredibile di marchi e riviste al tempo s’interessano al fenomeno, nasce ‘Il Paninaro’, fumetto e poi giornalino che per quattro anni accompagnerà come una fanzine una serie di giovani pronti a essere influenzati e ‘corrotti’ da questo nuovo linguaggio. ‘Wild Boys’ dei Duran Duran è la colonna sonora di quei ragazzi che voglion esser dei duri e credono che vestire giubbotti G-1 di Schott e Avirex con occhiali Ray Ban, e magari stare a cavallo di una moto Zundapp (i più fortunati su una Jeep Wrangler), basti a renderli già uomini o grandi piloti e avventurieri – anche se spesso non si sono mai allontanati troppo dal Wendy di piazza Argentina. Esce dall’Italia (e diventa più ‘mainstream’) in quel periodo il fenomeno Paninaro – citato persino dai Pet Shop Boys in uno splendido album LP – e viene imitato poi dalle culture di tutto il globo. Così com’è iconizzato dai principali brand italiani del jeans pre-Diesel ed Energie; ricordiamo le pubblicità e i redazionali dedicati ai Paninari di Uniform, Lee Cooper, Roy Roger’s ed Enrico Coveri.Verso la seconda metà degli ’80s scoppia poi la moda Western di via Durini e con l’apertura del nuovo fast-food Burghy di piazza San Babila diviene abitudine comune tra i ragazzi indossare cappelli da cow-boy, stivali El Campero e gadget texani. Non a caso, la trasmissione ‘Drive-In’ ed Enzo Braschi creano un personaggio simbolo, le cui proverbiali frasi diventano un codice obbligato nelle conversazioni dei lunghi sabati pomeriggio passati davanti al fast-food in sella ai motorini. ‘Troppo Giusto’, ‘Panozzo’, ‘Sfitinzia’, ‘Cucadores’, ‘Truzzo’ ecc condiscono così un modello di stile e attitudine che fino agli anni ’90 è colonna portante del mercato economico del settore moda – modello che dopo il declino sfocia in varie altre ‘derive’ come Yuppie, Hip-Hop e Boys dello stadio, perdendosi in una benché importante meteora del panorama italiano. Citiamo ora qualche hit che infuoca le piste delle discoteche Pantera, Le Cinemà, Central Park, 23esima, Notorius e delle moltissime feste nelle case del centro città, dove alla fine ‘sparisce’ sempre qualcosa, o lo stereo o qualche giubbotto: n°1 la già citata ‘Wild Boys’ dei Duran Duran, ricordiamola anche nel film cult per Paninari-e ‘Sposerò Simon Le Bon’, e a seguire band come Spandau Ballet, A-HA, Wham… in disco poi si balla Modern Talking, Falco e Gazebo. Sulle note quindi di ‘Comanchero’, ‘Paris Latino’, ‘I Like Chopin’ e ‘Amadeus’ si scatena un’intera generazione! Un tributo particolare va ai mag-fumetti già citati nelle righe precedenti: ‘Il Paninaro’ e ‘Wild Boys’, oltre che ‘il Randa’, ‘Preppy’ per le ragazze e il più illustrato ‘Cucador’, che con le loro recensioni e rubriche diventano una bibbia per le nuove leve di Panozzi. A macchia d’olio nelle città italiane crescono e si radunano intere compagnie di ragazzi che adottano come ‘uniformi’ giubbotti e montoni Avirex, jeans e stivali Frey o Nike Wimbledon con Swoosh azzurro soprattutto in Lombardia, mentre Americanino e Vans invece nella zona di Roma, e ovviamente c’è spazio pure per Stone Island, Lacoste e Sisley nelle località di mare e di villeggiatura (come S.Margherita o Courmayeur). Sempre su ‘Il Paninaro’, una rubrica di nome ‘Troppo Giusto o Troppo Scarso’ detta i parametri di tendenza di questi frenetici anni di shopping e ricerca vorace di sempre più nuovi simboli e trend. Anni che ricordiamo pure per gli zainetti Invicta con dentro la Girella e i jeans rattoppati dalla nonna, con una Big-Bubble e un gettone del telefono in tasca, quando – con la cassetta di ‘Tarzan Boy’ di Baltimora nel Walkman – si sfrecciava in due sul Ciao verso il cinema a vedere ‘Top Gun’.

Erano i favolosi Anni ’80!