RUEDI KARRER ITW

Ruedi-Karrer-2Itw by Antonio Isaja; pics by Cristian “Murio” Murianni

RACCONTACI COME HAI COMINCIATO A COLLEZIONARE TUTTI QUESTI CAPI IN DENIM… PASSIONE, LAVORO, COM’È INIZIATO TUTTO?

Ho iniziato a collezionare nel 1970 quando abbiamo ricevuto i primi due Levi’s in famiglia (una davvero numerosa, siamo in dodici), quindi da subito! Fino a quel giorno non avevamo mai visto né indossato un jeans prima, era per le persone ‘cool’ che potevano permetterseli, noi eravamo una famiglia abbastanza modesta. Nella mia collezione ci sono molti pezzi degli anni ’60 e ’70, ma già da parecchio tempo sto collezionando i denim e i capi dei nuovi brand come Blue Blanket, Tellason, Rising Sun e molti altri. Come avrete capito sono affascinato dalle diverse tipologie d’evoluzione che un jeans attraversa man mano che viene indossato, niente a che vedere con il mio lavoro quotidiano – faccio il geografo. Per esempio qui a Zurigo due persone vestono Blue Blanket, marchio che sfoggia delle colorazioni e sfumature davvero fantastiche… spero proprio che quei due BB finiscano qui fra qualche anno!

PERCHÉ RACCOGLI TUTTI QUESTI DENIM… QUAL È LA RAGIONE CHE TI SPINGE A COLLEZIONARLI?

Ero un ragazzino molto timido e, data la mia corporatura minuta, dimostravo meno anni di quelli effettivi… sognavo di essere ribelle, più forte, un piccolo James Dean. Così la prima volta che ho portato dei jeans e una giacca in denim mi son sentito pronto, ‘tosto’… per me era un cult, un’icona, un ‘feticcio da indossare’ che mi dava un senso di sicurezza e libertà! Mi accorsi col tempo dell’evoluzione nella colorazione, nelle sfumature, le varie rotture e abrasioni che caratterizzavano i miei jeans dopo un po’ che non li lavavo… fu amore a prima vista.Ruedi-Karrer-5COME RACCOGLI TUTTO QUESTO MATERIALE E COME SI STA EVOLVENDO LA TUA RICERCA?

Cerco di collezionare tutto quello che mi capita a tiro, passo dal mercatino vintage alle case abbandonate, dalle discariche fino ai negozi di seconda mano, ma anche su internet e tramite piccole aste. Spesso chiedo direttamente alle persone se vedo un jeans che mi attrae, quando lo staranno per buttare me lo consegneranno. Sono stato anche un paio di volte negli States per vacanza, ma ho comunque cercato di raccogliere più materiale che ho potuto; mi piacerebbe molto andare in Giappone, sempre nell’ottica di spendere il meno possibile per il mio “Jeans Museum”.

QUINDI PER LA TUA RICERCA CERCHI DI PRENDERE TUTTO CIÒ CHE RIESCI O HAI COMUNQUE DELLE REGOLE A CUI TI ATTIENI?

Certamente ho qualche regola, sono specializzato in denim raw e meglio ancora se mai lavato; mi concentro su tre grandi categorie in cui ho suddiviso la mia raccolta: heavyweight (dalle 16 once in su), vintage, e infine i capi con le sfumature più forti… non solo per l’alto peso delle once, ma alle volte anche per quanto e come sono stati indossati possiamo trovare degli effetti notevoli anche su pantaloni di basso livello.Ruedi-Karrer-4A PROPOSITO DELLA TUA COLLEZIONE, COME CATALOGHI TUTTI QUESTI PEZZI?

L’idea è quella di creare un database fotografando ogni pezzo e catalogandolo, per poi collegare questa raccolta a un sito internet dove le persone possano vedere tutto il mio lavoro… ma siamo ancora in alto mare. Saranno divisi per brand-modello, età e condizioni (nuovo, dead stock, usato), cercando anche di mettere in evidenza i dettagli più importanti che possono essere svariati: un bottone, una tipologia di cucitura, un rammendo piuttosto che marcati segni dell’età provenienti da rotture-scolorimento. Penso che dopo questi primi sei mesi di catalogazione ci vorranno almeno due o tre anni circa per completare l’opera, ma non ne sono sicuro perché continuo ad accumulare nuovi pezzi.

QUAL È LO SCOPO DI TUTTO QUESTO LAVORO? VUOI FORSE VENDERE DEI CAPI SUL WEB O ALTRO?

Questo forse è anche il problema più grosso perché la mia per ora è una realtà completamente non commerciale e non ho neanche uno sponsor, fondi dal governo o altro, quindi è tutto pagato dalle mie tasche. So perfettamente che dovrei cambiare un po’ il progetto verso una via più commerciale; in molti mi hanno consigliato di aprire un negozio di denim (anche online) ma in realtà non credo di essere tagliato per la vendita, sono solo un buon ricercatore e compratore, come la maggior parte dei collezionisti! Inoltre dovrei pure trovare una stanza più grande dove organizzare ed esporre ad hoc il mio “Jeans Museum”, così da far percepire meglio alle persone la forza e l’importanza della ‘denim evolution’. Mi piacerebbe far capire alla gente che esistono due tipi di evoluzione nel denim: quella data dalle caratteristiche del brand (tessuto, tecniche di tintura, once ecc) così come i dettagli che si creano in base a chi indossa il jeans (abitudini, lavoro, modo di portarli ecc) – spesso riconosco la persona che ha vestito diversi tipi di denim poiché si possono denotare le stesse caratteristiche di consumo, rottura e parti sbiadite sempre nella stessa posizione.Ruedi-Karrer-3C’È UN PERIODO STORICO PARTICOLARE PER LA RICERCA DEGLI INDUMENTI?

La mia collezione è aperta a tutto ma se devo darti dei parametri mi concentro su tre grandi sezioni: se è vintage, se è un denim raw nuovo-dead stock, e infine su capi con sfumature e colori forti dati dall’utilizzo (anche tessuto non cimosato).

QUINDI POSSIAMO DIRE CHE IL DETTAGLIO PIÙ IMPORTANTE CHE INFLUENZA LA TUA SELEZIONE È L’EVOLUZIONE DEL COLORE NEL TESSUTO (CHE SBIADISCE INDOSSANDOLO)?

Il mio focus principale è sicuramente l’evoluzione del denim, che spesso è diversa per ogni label; oggi la maggior parte dei brand moderni ha delle ottime qualità di fading, ma le differenti colorazioni che vengono a crearsi dipendono dalla tintura dell’ordito: in base alla tecnica e alla tipologia di sostanza utilizzata prima dell’applicazione vera e propria dell’indaco esistono sei macro-categorie: yellow, brown, gray, red, black e infine la mia preferita, green cast (utilizzata per esempio da Eat Dust).Ruedi-Karrer-6PUOI FARCI UNA CLASSIFICA DEI DIECI BRAND PIÙ IMPORTANTI NEL MONDO DENIM SECONDO I TUOI CANONI?

Ora come ora i jeans ‘most wanted’ che cerco sono Iron Heart e Eat Dust (a breve spero di averli)… poi sono tanti i nomi che mi affascinano: Tellason, Rogue Territory, G-Star (quelli di una volta), ma anche Samurai Jeans, Studio D’Artisan, A.P.C., Edwin, Nudie Jeans, Denim Demon, Indigofera e non dimentichiamo Blue Banket. Chiaramente non mancano all’appello quelli dei tre colossi Levi’s, Lee e Wrangler, che fino a vent’anni fa rappresentavano la maggior parte del materiale di seconda mano in circolazione.

QUAL È LA TUA CAMPAGNA PUBBLICITARIA PREFERITA NELLA STORIA DEL DENIM?

Quella degli anni ’80 fatta da Levi’s: “Quality never goes out of style”… Un’altra che mi ha sempre affascinato era del marchio italiano Jesus Jeans: “Chi mi ama mi segua”.Ruedi-Karrer-8CONCLUDIAMO CON UN BREVE COMMENTO SU OGNUNO DEI TRE BRAND LEVI’S, LEE E WRANGLER.

Levi’s è il più anziano dei tre, si può dire l’originale – un brand che ha fatto davvero molto per il mondo del denim, senza dubbio intramontabile; mentre di Lee adoro la colorazione non molto decifrabile delle sfumature che si vengono a creare, infatti indosso sempre la Storm Rider Jacket (di quella originale anni ’60 ne ho quasi 300 pezzi). Wrangler, che dire… adoro lo stile dei capi derivato dal tessuto broken twill; inoltre c’è un dettaglio che trovi dietro la fibbia di alcune giacche, quando vengono usate fortemente, che mi fa quasi impazzire!